sabato 15 luglio 2017

TRIESTE e "L'infinito viaggiare" di Magris per conoscere la BELL' ITALIA...

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"L’infinito viaggiare” di Magris è un  saggio, una raccolta di brevi scritti di viaggio, ricordi e appunti che vanno dal 1981 al 2004..."Il viaggio, dunque, come persuasione. (…) La persuasione: il possesso presente della propria vita, la capacità di vivere l’attimo..."

Quando viaggiare significa vita e scrittura...una interessante recensione dal blog  Internostorie -

La Trieste di Magris

Un viaggio nel tempo e un invito a scoprire la città di Trieste con  lo scrittore Claudio Magris e i suoi libri. 

"Fra i luoghi più suggestivi della città di Trieste in cui contrasti e varietà convivono e interagiscono quotidianamente vi è il Caffè San Marco a cui Magris ha dedicato il primo capitolo del suo libro Microcosmi (edito da Garzanti, 1997) con cui ha vinto il Premio Strega e in cui descrive l’ambiente, i personaggi locali e le personalità letterarie che hanno frequentato questo storico luogo"

 

«un’arca di Noè, dove c’è posto, senza precedenze, né esclusioni, per tutti. […] Il San Marco è un vero Caffè, periferia della Storia contrassegnata dalla fedeltà conservatrice e dal pluralismo liberale dei suoi frequentatori. […] Al San Marco trionfa, vitale e sanguigna, la varietà».

  Fondato il 3 gennaio 1914 in via Battisti 18, il Caffé San Marco ha sempre rappresentato il luogo d’incontro per eccellenza degli intellettuali della città. Il caffé venne aperto in un edificio di proprietà delle Assicurazioni Generali,  proprietario e gestore del locale era Marco Lovrinovich. Il suo caffé, dove si andava a leggere il giornale e a discutere di politica, arte e cultura, divenne quasi da subito punto di ritrovo per intellettuali (tra i frequentatori del caffé all’epoca Italo Svevo, Umberto Saba, James Joyce, Gianni Stuparich e Virgilio Giotti) e giovani irredentisti, tanto che, al suo interno, si iniziò perfino a falsificare passaporti in modo da consentire la fuga di patrioti antiaustriaci in Italia. Il 23 maggio 1915 il locale venne prima devastato e poi chiuso da un gruppo di soldati dell’esercito austrungarico, che cacciarono Lovrinovich e lo fecero incarcerare successivamente a Liebenau, reo di non voler combattere per l’esercito austrungarico.

Il suo arredamento si distingue per le caratteristiche decorazioni con foglie di caffè, i tavolini di marmo con gambe in ghisa i cui piedistalli sono a forma di zampe di leone, simbolo di irredentismo, il bancone di legno intarsiato, i nudi dipinti sui medaglioni alle pareti, le specchiere e gli affreschi originali . La disposizione dei tavolini, a ferro di cavallo, seppur non molto comoda, conferisce singolarità ed originalità all’ambiente, ancora oggi apprezzato luogo di ritrovo dei triestini.
Saba così descrive
il locale ...«luogo della scrittura...si è soli con carta e penna e tutt’al più due o tre libri, aggrappati al tavolo come un naufrago sbattuto dalle onde». 

 Caffè storici...

A Trieste vengono considerati istituzioni cittadine, luoghi in cui si trattano affari, si gioca a scacchi, si leggono i giornali, si conversa. I caffè storici del capoluogo friulano sono ritrovi di tradizione altoborghese, spesso risalenti all’epoca asburgica. Nel 1830 ne erano stati censiti già un centinaio, e alcuni di essi sono ancora in attività. Vi s’incontravano studenti, professori, scrittori, patrioti antiaustriaci, ognuno affaccendato nelle proprie attività o in dialogo fra loro.

Locali dal fascino retrò, vestigia di un passato cittadino di indubbio aroma mitteleuropeo, indissolubilmente legati alla letteratura. Per promuovere la cultura del e dei caffè, è stata ideata, nel 1998, la manifestazione “Le vie del caffè” che, di anno in anno, anima il periodo natalizio: si tratta di concerti, spettacoli teatrali, mise en scene che, abbandonati i palcoscenici cittadini, si trasferiscono nei caffè.
Ma lo speciale rapporto che lega i triestini con questa profumata bevanda emerge anche dal parlato: spesso, gli stranieri non riescono a farsi servire al bancone ciò che desiderano perché la terminologia locale è un vero rompicapo: cosa saranno mai un “capo in b tanta” (cappuccino triestino in bicchiere con tanta schiuma) o un “goccia” (caffè con una goccia di schiuma di latte al centro)?
Oggi i caffè cosiddetti storici, sono diventati vere e proprie mete turistiche. I principali sono:

Caffè Tommaseo


Aperto nel 1830 è il più antico caffè di Trieste e venne così chiamato in onore dello scrittore dalmata. Le decorazioni sono opera del pittore Gatteri e le specchiere furono fatte appositamente giungere dal Belgio. E’ stato restaurato nel 1997, mantenendo un ambientazione sofisticata ed elegante in conformità alla tradizione dei caffè Viennesi.Belle le specchiere  giunte  dal Belgio e le sedie di legno in stile Thonet.
Famoso anche per aver introdotto, ad inizio secolo, il gelato, oggi è possibile consumare anche brunch o cene veloci, caratteristiche necessarie per stare al passo con i tempi ma che di ottocentesco hanno ben poco.Sotto il dominio dell’Impero austroungarico fu base di rivoluzionari come ricorda un’insegna: “Da questo Caffè Tommaseo, nel 1848, centro del movimento nazionale, si diffuse la fiamma degli entusiasmi per la libertà italiana.”

Caffè degli Specchi

Nato nel 1839 e recentemente rinnovato, fu fondato e gestito dal greco Nicolò Privolo. Rappresenta da sempre il salotto buono della città, una vera e propria vetrina per notare e farsi notare. Joyce, Svevo e Kafka lo frequentavano, al pianterreno del bellissimo Palazzo Stratti, in piazza Unità d’Italia. Inaugurato nel 1839 da un esponente della comunità greca della città, deve il suo nome agli specchi un tempo disseminati al suo interno, dei quali oggi non è rimasta quasi traccia. Fu un importante ritrovo degli irredentisti che lottavano per l’annessione all’Italia di Trieste.

Caffè Tergesteo

Si trova dal 1863 (NOTIZIE STORICHE E FOTOGRAFIE D'EPOCA) all’interno dell’omonima Galleria in Piazza della Borsa, di fronte allo storico Teatro Verdi. Classico luogo di incontro e passaggio cittadino, frequentato di giorno da uomini d’affari della vicina Borsa e di sera dall’elite culturale della città, oggi è situato all’interno della Galleria.
Ha da poco concluso dei lavori di restauro, per ricreare l’atmosfera di fin de siécle, ma dell’originale purtroppo è rimasto ben poco; da notare le vetrate colorate che raffigurano episodi della storia triestina. Ad esso Saba dedicò una lirica raccolta nel Canzoniere
Caffè Tergesteo… tu concili l’italo e lo slavo, a tarda notte, lungo il tuo bigliardo“.

 Caffè Stella Polare

Aperto nel 1865, si trova in Piazza Sant’Antonio, vicino al Canal Grande, accanto alla chiesa serbo-ortodossa di San Spiridione. All’inizio del 1904 il vecchio stabile sul Canale venne abbattuto per far posto all’attuale palazzo, allora il Caffè Stella Polare fu sistemato, in via provvisoria, in un padiglione di legno e gesso, sistemato di fronte alla Chiesa di Sant’Antonio Nuovo.

 Nato come tipico locale austro-ungarico, con le classiche decorazioni di stucchi e specchi in parte ancora presenti, presentava un bancone in legno di ciliegio ed era dotato di sale da biliardo, sale per le riunioni e per la lettura. Il locale è stato per anni rifugio di negozianti e intellettuali sia triestini che stranieri; con la fine della seconda guerra mondiale e l’arrivo degli anglo-americani in città, questo Caffè divenne una famosa sala da ballo: da qui mote ragazze triestine presero il mare per gli Stati Uniti, spose di giovani soldati americani.
... durante l’occupazione angloamericana una famosa sala da ballo, dove le belle “mule” (ragazze, in dialetto) triestine avevano occasione di conoscere – e poi sposare – i soldati americani di stanza a Trieste. A causa dei costi troppo elevati per il mantenimento di una sala da ballo, oggi è possibile soltanto gustare un dolce sorseggiando the o caffè.



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