giovedì 7 settembre 2017

E...STATE DI LIBRI... #28..."Le lacrime di San Lorenzo" di Julio Lamazares




  "Le lacrime di San Lorenzo" di Julio LLamares.

L'inafferrabilità delle relazioni che scandiscono la nostra vita

 "Forse perché i ricordi hanno bisogno delle parole per esistere e, al contrario, perché le parole, senza nominare nulla, si cancellano. In questo sono come le stelle."

 “La vida no tiene vuelta. Como la juventud o el viento, la vida pasa y nunca retorna por más que nos neguemos a aceptarlo.”  Julio Llamazares, Las lágrimas de San Lorenzo




"Come sfondo la Spagna di oggi e le lacrime di San Lorenzo, le stelle cadenti della notte del 10 agosto, un momento che segna nel romanzo lo scorrere del tempo e dei ricordi. Non è facile per un padre decidere se assecondare i sogni e le ingenuità del figlio, o se metterlo in guardia contro le disillusioni della vita reale. Così ripercorriamo con il protagonista la sua vita, le amanti, il lavoro, le delusioni e i momenti di felicità"



"Esta novela es un buen ejemplo de lo que Bryce Echenique llama literatura sentimental: tono intimista, importancia de los sentimientos, visión subjetiva y poética, digresiones y circunloquios, no hay una trama con planteamiento, nudo y desenlace, y si se quiere leer el libro leyendo un trozo aquí y otro allá, sin seguir el orden establecido, no pasa absolutamente nada, el resultado es casi el mismo."


La notte di San Lorenzo - 10 agosto (il giorno di San Lorenzo), è quella in cui tradizionalmente si guardano le stelle cadenti. Il motivo è che anticamente il 10 agosto era maggiormente visibile lo sciame meteorico delle Perseidi, il fenomeno comunemente noto come “le stelle di San Lorenzo”. Ai giorni nostri, tuttavia, il momento migliore per guardare le stelle cadenti è più avanti di circa due giorni: nella notte tra il 12 e il 13 agosto.


... le stelle cadenti di San Lorenzo





San_Lorenzo
LE PERSEIDI
Le stelle cadenti sono frammenti meteorici generatisi dalla disintegrazione di una cometa, formano uno “sciame meteorico”. Le stelle di San Lorenzo appartengono al gruppo di detriti chiamato Perseidi, dal nome della costellazione di Perseo. Attraversa l’orbita terrestre durante il periodo estivo: nelle ore di maggiore attività si possono rilevare circa cento scie luminose osservabili ogni ora a occhio nudo dalla Terra. La scoperta della cometa che diede origine al cosiddetto sciame delle Perseidi – la Swift-Tuttle – risale al 1862 e si deve a due distinte osservazioni fatte da Lewis Swift e da Horace Parnell Tuttle. Le scie luminose sono create dai detriti rilasciati dalla cometa nel corso delle sue orbite precedenti: infrangendsi contro l’atmosfera a una velocità di 59 chilometri al secondo, questi detriti si incendiano creando delle “palle di fuoco” visibili dalla Terra. Il fenomeno è stato osservato per millenni e tra le prime notazioni su quanto accadeva nel cielo in questo periodo dell’ann, o ci sono quelle di astronomi cinesi (36 d.C.).


stelle cadenti di san lorenzo

Le scie luminose sono anche chiamate “lacrime di San Lorenzo” perché un tempo il momento di massima attività si verificava il 10 di agosto, in corrispondenza del giorno in cui si commemora il santo cristiano. Secondo la tradizione, le stelle cadenti ricordavano anche i tizzoni ardenti su cui San Lorenzo era stato martirizzato. Quest'anno le Perseidi sono state visibili già  dal 17 luglio, mentre lo spettacolo si concluderà intorno al 24 agosto 2016. Ma il vero picco è previsto nella notte tra il 12 e il 13 agosto.
L'esperto della Nasa Bill Cooke ha spiegato a Space.com che «quest'anno ci si aspetta un numero variabile tra le 150 e le 200 meteore all'ora, invece delle consuete 80». Ad agosto, l’orbita della Terra incrocia quella delle Perseidi e nelle notti tra il 10 agosto e il 12 avremo il picco di passaggio."



"San Lorenzo è il patrono di molti comuni italiani, tra questi, ricordiamo Grosseto, Tivoli, Sant’Agata li Battiati (Catania), Aidone in provincia di Enna. E’ inoltre uno dei tre Santi patroni della città di Perugia, nonché compatrono di Viterbo. La notte di san Lorenzo, 10 agosto, è associata anche al passaggio dello sciame meteorico delle Perseidi, il fenomeno delle cosiddette stelle cadenti. I primi giorni di agosto, infatti, l’atmosfera terrestre è attraversata da una quantità di piccole meteore superiore alla norma. Il fenomeno risulta ben visibile alle nostre latitudini essendo il cielo estivo spesso sereno. Quest’anno in particolare, le stelle cadenti saranno numerose. A dirlo è stato l’esperto della Nasa, Bill Cooke che ha assicurato: “oggi e nei prossimi giorni ci sarà un numero variabile tra le 150 e le 200 meteore all’ora, invece delle consuete 80”. Allora da questa sera tutti con il naso all’insù ad esprimere desideri.



 




















lunedì 31 luglio 2017

Caffé letterario...dalla sceneggiatura al film...Il sorpasso

 
 Il giorno di Ferragosto, Bruno Cortona (Vittorio Gassman), spregiudicato marpione quarantenne, conosce casualmente Roberto Mariani (Jean-Louis Trintignan), impacciato studente di giurisprudenza di famiglia modesta, e lo trascina in un viaggio in auto lungo la riviera laziale e toscana. Il viaggio nell’Italia vacanziera dei primi anni Sessanta diventa un’importante esperienza di vita per Roberto, ma l’ennesimo sorpasso spericolato conduce a un tragico epilogo.


 Il sorpasso è un capolavoro. Risi raggiunge con questo film l’apice della propria carriera e le vette più alte della cinematografia italiana. Maestro della commedia all’italiana, il regista riesce  a mantenere il brio e la leggerezza di questo filone, pur impegnandosi in un’analisi sociologica talmente tagliente da far rabbrividire. C’è tanta carne al fuoco nel film: molti simboli, molte metafore, molti piani interpretativi. Vi propongo qui i due più ovvi. Per prima cosa, Il sorpasso è una finestra sull’Italia del boom economico e della dolce vita, che balla sulle note di Guarda come dondolo e Pinne, fucile ed occhiali. Spensierata, felice, speranzosa. E soprattutto incosciente. Così come Roberto si lascia sedurre da uno stile di vita brillante, gran parte d’Italia, diventata acritica dal benessere, è attratta dal successo fittizio degli spacconi  come Bruno. Chi muore, però, è Roberto: chi soccombe, quindi, è l’Italia onesta ma imprudente. A noi figli di un’Italia in crisi economica ed etica, la visione di Risi sulla cecità di quella generazione non può che sembrare profetica. 

ROMA A FERRAGOSTO...FONTANA DI TREVI
 
Altro grande tema del film il contrasto fra Bruno e Roberto. Bruno è granitico nel suo essere vacuo, eccessivo e piacione. L’atteggiamento di Roberto di fronte a una personalità così distante dalla propria, invece, cambia nel corso del film e oscilla fra il rifiuto e l’attrazione. La sua moralità lo mette costantemente in guardia sulle insidie di Bruno. Perciò, nel momento in cui egli accetta  ciò che Bruno rappresenta, dicendogli “Ho passato con te i due giorni più belli della mia vita”, perde. Non solo la propria identità, ma anche la vita. Bruno, al contrario, non matura: lo vediamo nello sguardo stupito ma affatto  colpevole con cui osserva l’auto che precipita lungo la scogliera. Il sorpasso ha il taglio di un romanzo di formazione, racchiuso in un road movie ante litteram. A questo film si ispirò peraltro Dennis Hopper per il suo Easy Rider. 

Cosa aggiungere? Il sorpasso è un film essenziale sulla natura umana; guardarlo vuol dire capire qualcosa sulla storia del  proprio Paese. Ma si potrebbe guardarlo anche solo per la bellezza della sceneggiatura, per il leggendario clacson della Lancia Aurelia, per sorridere delle hit estive anni ’60 o per il rimpianto Vittorio Gassman. Nostalgia?

sabato 15 luglio 2017

TRIESTE e "L'infinito viaggiare" di Magris per conoscere la BELL' ITALIA...

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SU FACEBOOK, UNA PAGINA DEDICATA.....


"L’infinito viaggiare” di Magris è un  saggio, una raccolta di brevi scritti di viaggio, ricordi e appunti che vanno dal 1981 al 2004..."Il viaggio, dunque, come persuasione. (…) La persuasione: il possesso presente della propria vita, la capacità di vivere l’attimo..."

Quando viaggiare significa vita e scrittura...una interessante recensione dal blog  Internostorie -

La Trieste di Magris

Un viaggio nel tempo e un invito a scoprire la città di Trieste con  lo scrittore Claudio Magris e i suoi libri. 

"Fra i luoghi più suggestivi della città di Trieste in cui contrasti e varietà convivono e interagiscono quotidianamente vi è il Caffè San Marco a cui Magris ha dedicato il primo capitolo del suo libro Microcosmi (edito da Garzanti, 1997) con cui ha vinto il Premio Strega e in cui descrive l’ambiente, i personaggi locali e le personalità letterarie che hanno frequentato questo storico luogo"

 

«un’arca di Noè, dove c’è posto, senza precedenze, né esclusioni, per tutti. […] Il San Marco è un vero Caffè, periferia della Storia contrassegnata dalla fedeltà conservatrice e dal pluralismo liberale dei suoi frequentatori. […] Al San Marco trionfa, vitale e sanguigna, la varietà».

  Fondato il 3 gennaio 1914 in via Battisti 18, il Caffé San Marco ha sempre rappresentato il luogo d’incontro per eccellenza degli intellettuali della città. Il caffé venne aperto in un edificio di proprietà delle Assicurazioni Generali,  proprietario e gestore del locale era Marco Lovrinovich. Il suo caffé, dove si andava a leggere il giornale e a discutere di politica, arte e cultura, divenne quasi da subito punto di ritrovo per intellettuali (tra i frequentatori del caffé all’epoca Italo Svevo, Umberto Saba, James Joyce, Gianni Stuparich e Virgilio Giotti) e giovani irredentisti, tanto che, al suo interno, si iniziò perfino a falsificare passaporti in modo da consentire la fuga di patrioti antiaustriaci in Italia. Il 23 maggio 1915 il locale venne prima devastato e poi chiuso da un gruppo di soldati dell’esercito austrungarico, che cacciarono Lovrinovich e lo fecero incarcerare successivamente a Liebenau, reo di non voler combattere per l’esercito austrungarico.

Il suo arredamento si distingue per le caratteristiche decorazioni con foglie di caffè, i tavolini di marmo con gambe in ghisa i cui piedistalli sono a forma di zampe di leone, simbolo di irredentismo, il bancone di legno intarsiato, i nudi dipinti sui medaglioni alle pareti, le specchiere e gli affreschi originali . La disposizione dei tavolini, a ferro di cavallo, seppur non molto comoda, conferisce singolarità ed originalità all’ambiente, ancora oggi apprezzato luogo di ritrovo dei triestini.
Saba così descrive
il locale ...«luogo della scrittura...si è soli con carta e penna e tutt’al più due o tre libri, aggrappati al tavolo come un naufrago sbattuto dalle onde». 

 Caffè storici...

A Trieste vengono considerati istituzioni cittadine, luoghi in cui si trattano affari, si gioca a scacchi, si leggono i giornali, si conversa. I caffè storici del capoluogo friulano sono ritrovi di tradizione altoborghese, spesso risalenti all’epoca asburgica. Nel 1830 ne erano stati censiti già un centinaio, e alcuni di essi sono ancora in attività. Vi s’incontravano studenti, professori, scrittori, patrioti antiaustriaci, ognuno affaccendato nelle proprie attività o in dialogo fra loro.

Locali dal fascino retrò, vestigia di un passato cittadino di indubbio aroma mitteleuropeo, indissolubilmente legati alla letteratura. Per promuovere la cultura del e dei caffè, è stata ideata, nel 1998, la manifestazione “Le vie del caffè” che, di anno in anno, anima il periodo natalizio: si tratta di concerti, spettacoli teatrali, mise en scene che, abbandonati i palcoscenici cittadini, si trasferiscono nei caffè.
Ma lo speciale rapporto che lega i triestini con questa profumata bevanda emerge anche dal parlato: spesso, gli stranieri non riescono a farsi servire al bancone ciò che desiderano perché la terminologia locale è un vero rompicapo: cosa saranno mai un “capo in b tanta” (cappuccino triestino in bicchiere con tanta schiuma) o un “goccia” (caffè con una goccia di schiuma di latte al centro)?
Oggi i caffè cosiddetti storici, sono diventati vere e proprie mete turistiche. I principali sono:

Caffè Tommaseo


Aperto nel 1830 è il più antico caffè di Trieste e venne così chiamato in onore dello scrittore dalmata. Le decorazioni sono opera del pittore Gatteri e le specchiere furono fatte appositamente giungere dal Belgio. E’ stato restaurato nel 1997, mantenendo un ambientazione sofisticata ed elegante in conformità alla tradizione dei caffè Viennesi.Belle le specchiere  giunte  dal Belgio e le sedie di legno in stile Thonet.
Famoso anche per aver introdotto, ad inizio secolo, il gelato, oggi è possibile consumare anche brunch o cene veloci, caratteristiche necessarie per stare al passo con i tempi ma che di ottocentesco hanno ben poco.Sotto il dominio dell’Impero austroungarico fu base di rivoluzionari come ricorda un’insegna: “Da questo Caffè Tommaseo, nel 1848, centro del movimento nazionale, si diffuse la fiamma degli entusiasmi per la libertà italiana.”

Caffè degli Specchi

Nato nel 1839 e recentemente rinnovato, fu fondato e gestito dal greco Nicolò Privolo. Rappresenta da sempre il salotto buono della città, una vera e propria vetrina per notare e farsi notare. Joyce, Svevo e Kafka lo frequentavano, al pianterreno del bellissimo Palazzo Stratti, in piazza Unità d’Italia. Inaugurato nel 1839 da un esponente della comunità greca della città, deve il suo nome agli specchi un tempo disseminati al suo interno, dei quali oggi non è rimasta quasi traccia. Fu un importante ritrovo degli irredentisti che lottavano per l’annessione all’Italia di Trieste.

Caffè Tergesteo

Si trova dal 1863 (NOTIZIE STORICHE E FOTOGRAFIE D'EPOCA) all’interno dell’omonima Galleria in Piazza della Borsa, di fronte allo storico Teatro Verdi. Classico luogo di incontro e passaggio cittadino, frequentato di giorno da uomini d’affari della vicina Borsa e di sera dall’elite culturale della città, oggi è situato all’interno della Galleria.
Ha da poco concluso dei lavori di restauro, per ricreare l’atmosfera di fin de siécle, ma dell’originale purtroppo è rimasto ben poco; da notare le vetrate colorate che raffigurano episodi della storia triestina. Ad esso Saba dedicò una lirica raccolta nel Canzoniere
Caffè Tergesteo… tu concili l’italo e lo slavo, a tarda notte, lungo il tuo bigliardo“.

 Caffè Stella Polare

Aperto nel 1865, si trova in Piazza Sant’Antonio, vicino al Canal Grande, accanto alla chiesa serbo-ortodossa di San Spiridione. All’inizio del 1904 il vecchio stabile sul Canale venne abbattuto per far posto all’attuale palazzo, allora il Caffè Stella Polare fu sistemato, in via provvisoria, in un padiglione di legno e gesso, sistemato di fronte alla Chiesa di Sant’Antonio Nuovo.

 Nato come tipico locale austro-ungarico, con le classiche decorazioni di stucchi e specchi in parte ancora presenti, presentava un bancone in legno di ciliegio ed era dotato di sale da biliardo, sale per le riunioni e per la lettura. Il locale è stato per anni rifugio di negozianti e intellettuali sia triestini che stranieri; con la fine della seconda guerra mondiale e l’arrivo degli anglo-americani in città, questo Caffè divenne una famosa sala da ballo: da qui mote ragazze triestine presero il mare per gli Stati Uniti, spose di giovani soldati americani.
... durante l’occupazione angloamericana una famosa sala da ballo, dove le belle “mule” (ragazze, in dialetto) triestine avevano occasione di conoscere – e poi sposare – i soldati americani di stanza a Trieste. A causa dei costi troppo elevati per il mantenimento di una sala da ballo, oggi è possibile soltanto gustare un dolce sorseggiando the o caffè.



giovedì 29 giugno 2017

ROMA, APPUNTAMENTO CON LE TRADIZIONI, UN PARTICOLARE CAFFE' LETTERARIO CON SAN PIETRO E PAOLO



 INCONTRI D'ESTATE...
  Lorenzo Montanaro ci ricorda:


"Di Simone (poi ribattezzato Pietro da Gesù stesso) i Vangeli, solitamente molto parchi nelle caratterizzazioni psicologiche, ci offrono un ritratto vivido. E' irruento, sanguigno: parla e agisce d'impulso, al punto da meritarsi i rimproveri del Maestro. Ma è anche colui che, ispirato dallo Spirito Santo, intuisce prima degli altri la natura divina di Gesù: «Io credo Signore che tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente». Da qui la chiamata a una particolarissima missione, quella di guida e sostegno della comunità. «E io ti dico che sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa. Ti darò le chiavi del regno dei cieli e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». E' questo stesso primato che la Chiesa cattolica riconosce nel Papa, i cui simboli, le chiavi e l'anello del pescatore, immediatamente rimandano alla figura dell'apostolo."

Diversa la vicenda di Paolo, da persecutore dei cristiani ad apostolo:

"...a differenza di Pietro, non ha modo di incontrare il Gesù storico lungo le strade della Palestina. Lo incontra invece in modo misterioso, dopo anni di feroci persecuzioni contro la Chiesa. Per una parte della sua vita Saulo (questo il suo nome prima della conversione) è un uomo inflessibile, spietato, e colpisce i Cristiani con una determinazione che sembra sconfinare nel fanatismo. Poi accade qualcosa. «Tutta la vita dell’Apostolo  è segnata da quell’evento – si legge nel  Le confessioni di Paolo, tratto da un corso di esercizi spirituali che il cardinale Carlo Maria Martini tenne nel 1981 - È difficile capirlo, perché, in realtà, Paolo stesso comprende solo al momento della morte che cosa abbia significato per lui quell’episodio». E' la cosiddetta folgorazione sulla via di Damasco":


"Il primo Papa e l'apostolo delle genti. Uomini e carismi diversi uniti in un'unica festa che la liturgia celebra il 29 giugno, poiché, fin dalle origini, le comunità cristiane hanno identificato in queste due figure le radici stesse della Chiesa. Nella fedeltà a Cristo, fino a dare la vita".



I nomi dei due festeggiati, nomi  fra i più diffusi in Italia.
Pietro deriva dall’aramaico kephà, tradotto in greco pétros e significa “saldo come una pietra, roccia”. San Pietro Apostolo fu scelto da Gesù come “roccia” su cui gettare le fondamenta della Chiesa”, di cui fu il primo Papa. E’ il santo patrono di muratori, ciabattini, orologiai, portieri (per via delle chiavi), pescatori, pescivendoli e viene invocato in caso di trombe marine o battute di pesca difficili.
In Francia: Pierre Inghilterra: Peter Germania: Peter, Petra, Petrus Spagna: Pedra, Pedro Russia: Piotr, Pëtr

Paolo deriva dal latino volgare paulus, “piccolo”.
San Paolo fu un ebreo persecutore del cristianesimo che poi si convertì e divenne apostolo.

E’ il patrono di cordai, cestai, teologi, panierai, di chi si occupa di stampa e viene invocato contro le tempeste e il morso di animali velenosi.
In Francia: Paul, Paulette
Inghilterra: Paul, Paula, Pauline
Germania: Paul, Paula
Spagna: Pablo, Pablito, Pablita
Ungheria: Pal.


giovedì 13 aprile 2017

Porta un libro con te 15 * lettura...pomeriggio al Caffè Letterario, Artemisia della scrittrice inglese Lapierre.

  RUBRICA PORTA UN LIBRO CON TE, 
15* LETTURA...POMERIGGIO AL CAFFE' LETTERARIO
 
Le vicende del romanzo di  Alexandra Lapierre   ➽( Best Sellers di Mondadori, ) coincidono con le notizie sulla   censura libraria in Europa. 
 
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/3/32/Artemisia_Gentileschi_Selfportrait_Martyr.jpg/220px-Artemisia_Gentileschi_Selfportrait_Martyr.jpgSi conoscono  alcuni aspetti del contesto storico in cui visse Artemisia Gentileschi ( QUI UNA ESAURIENTE RECENSIONE), la grande protagonista del romanzo storico che l’autrice franco-statunitense scrive con passione e   rigore storiografico nella   corposa bibliografia che chiude il libro e che offre  spunti di approfondimento. 
Una ricostruzione storiografica che  fa rivivere in modo suggestivo le atmosfere del tempo: i bassifondi del quartiere degli artisti di una Roma sul finire della Controriforma, il lusso della corte di Cosimo II de’ Medici a Firenze,  gli intrighi della Londra degli anni Trenta del XVII secolo.

https://virginiaburges.files.wordpress.com/2016/08/agostino-tassi-self-portrait.jpg
AGOSTINO TASSI
In "Artemisia" di Alexandra Lapierre, si ripercorre la vita dell'artista...in Bookart escursus molto interessante ...
E  a Londra si apre il romanzo, iniziando... dalla chiusura!  Febbraio del 1639,   il padre di Artemisia, Orazio Gentileschi, è scomparso da pochi giorni. Un lungo flashback  riporta al 1599 quando Artemisia ha appena sei anni e insieme al padre assiste a un tragico episodio del tempo, l’esecuzione di Beatrice Cenci che ha principalmente lo scopo di inquadrare  il contesto storico  e suggerisce quale fosse l’aria che si respirava a Roma negli anni della Controriforma.
Artemisia, in quarant’anni esatti di vita , ci racconta tutta la sua storia, senza tralasciare la tragica vicenda della violenza subita da Agostino Tassi, un altro dei tanti protagonisti del romanzo, e passando per tutti i suoi trasferimenti che la fecero girare per l’Italia  ed Europa. I pittori del tempo ci sono tutti, anche se destinati aa essere comparse: Caravaggio, Giovanni Baglione, il Cavalier d’Arpino, Cristofano Allori e tanti altri. Ma su tutti si evidenziano padre e figlia: gran parte del romanzo è basata proprio sul dualismo tra Orazio e Artemisia.
E' un libro che  offre  una ricostruzione rigorosa  dal punto di vista storico e  storico-artistico, anche se , trattandosi di un romanzo, viene dato spazio  ai dialoghi, pur rispettando sempre le vicende storiche. In sostanza l'autrice, Alexandra Lapierre, dà al lettore quegli strumenti di cui ha bisogno per capire la storia. E nonostante l’argomento possa sembrare ostico,  si legge con facilità avvicinando il lettore alla storia dell’arte. Infatti sembra di vedere quasi dal vivo le opere descritte durante le vicende. Singolare la presentazione dei capitoli del libro che portano i nomi di alcuni tra i più grandi capolavori di Artemisia Gentileschi e nell’edizione  proposta vi sono  le immagini dei dipinti di cui si parla nel  romanzo!
PER APPROFONDIRE I RAPPORTI TRA ORAZIO GENTILESCHI E ARTEMISIA, SUA FIGLIA, IN QUESTO SITO NOTIZIE SPECIFICHE... 


 e in un magistrale articolo   Orazio e Artemisia Gentileschi, capolavori di padre in figlia

Artemisia Gentileschi, "Autoritratto come allegoria della Pittura", 1638-39 (Windsor, Royal Collection)
Artemisia Gentileschi, “Autoritratto come allegoria della Pittura”, 1638-39 (Windsor, Royal Collection)